Le Centrali Idroelettriche in Sardegna

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Diga di Casteldoria (foto: Gianni Careddu, via Wikimedia Commons)
Diga di Casteldoria (foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Le centrali idroelettriche in Sardegna svolgono un ruolo importante nel panorama delle rinnovabili isolane.

Nel solo 2019 hanno prodotto (al netto dei servizi ausiliari) 418,2 GWh di energia, a fronte di una richiesta totale di 9171,5 GWh, cioè circa il 4,56% (fonte: Terna).

Parliamo di una produzione, in termini comprensibili, di 418.200.000 Kilowattora [kWh].

Per fare un paragone con le altre rinnovabili, nello stesso anno la somma di eolico e fotovoltaico ha raggiunto il 32,6% con 2.989,7 GWh prodotti.

Il successo dell’energia estratta da fonti idriche, sin dall’antichità, è dovuto sicuramente alla facilità con cui si reperisce l’elemento alla base del processo di generazione dell’energia, che sia meccanica o elettrica, e alla semplicità dei meccanismi necessari al funzionamento del sistema. 

O magari è dovuto al fatto che si tratta di una fonte di energia rinnovabile programmabile.

Ma esattamente cosa significa “fonte di energia rinnovabile programmabile”?

Le rinnovabili che non dipendono direttamente dall’intervento umano, ma solo dagli agenti atmosferici come disponibilità di vento, Sole o moto ondoso sono chiamate non programmabili, mentre quelle il cui utilizzo può essere programmato dall’uomo in base alla necessità sono chiamate programmabili.

Un esempio pratico: per azionare un mulino ad acqua veniva aperta la paratoia (o paratia) e il fluire dell’acqua metteva in moto i meccanismi utili alla macinatura o i mantici che is maistus ferreris usavano per la forgiatura dei metalli. Per fermare i meccanismi bastava chiudere la paratoia e interrompere il flusso d’acqua.

La fortuna dell’idroelettrico è anche quella di poter sfruttare l’energia prodotta dalle altre rinnovabili per il pompaggio, cioè l’operazione di riempimento del bacino superiore negli impianti di accumulazione.

Nel nostro articolo sulle fonti di energia rinnovabile in Sardegna abbiamo già introdotto l’argomento, mentre a partire da questo articolo faremo un viaggio approfondito diviso in più puntate, una per ogni provincia, sull’idroelettrico sardo.

Prima di entrare nel vivo del discorso sulle centrali idroelettriche in Sardegna riassumiamo quali tipi di centrale esistono e quali sono le loro caratteristiche.

Partiamo da un fatto: energia idroelettrica è il nome dato all’energia prodotta nelle centrali idroelettriche, e queste vengono classificate in base al tipo di impianto:

    • Ad acqua fluente: sfruttano la portata naturale del fiume, non in maniera forzata, seguendone il corso. Il moto lento ma continuo dell’acqua permette la rotazione della girante della turbina che, in coppia con un alternatore, produce energia elettrica;
    • A bacino: l’acqua accumulata in un lago artificiale viene convogliata, attraverso apposite condotte forzate, verso la turbina per essere rilasciata più a valle nel letto di un corso d’acqua naturale. Maggiore è il dislivello tra la presa e la turbina, maggiore sarà l’energia potenziale convertita in energia cinetica che a sua volta sarà trasformata in energia elettrica.
    • Impianto di accumulazione: si differenzia dalla centrale a bacino perché accumula l’acqua in bacini su almeno 2 livelli. Nei momenti di maggior richiesta di energia, l’acqua viene presa dal bacino superiore e, una volta usata per la produzione elettrica, viene immagazzinata nel bacino inferiore. Nelle ore non di picco o notturne, l’acqua del bacino inferiore viene pompata nuovamente verso il bacino superiore, in cui viene immagazzinata, pronta per un nuovo utilizzo. Questo modello è utile anche per il riavvio del sistema elettrico regionale in caso di blackout

Ognuno di questi sistemi ha bisogno di poche risorse per funzionare:

  1. una riserva d’acqua sempre disponibile;
  2. una coppia turbina-alternatore che trasformi l’energia cinetica dell’acqua in energia elettrica;

Il livello di efficienza di questo processo è tra i più alti: con le attuali tecnologie a disposizione, è possibile trasformare circa il 90% dell’energia dell’acqua in energia elettrica.

L’acqua in uscita dalla turbina conserva le sue caratteristiche iniziali: non viene adulterata durante il processo, quindi può essere reimmessa nel corso di un fiume o in un altro bacino idrico e utilizzata per altri scopi, come l’irrigazione.

Finché funzionerà il ciclo dell’acqua avremo sempre a disposizione la sua energia, e questo contribuisce a renderla la fonte rinnovabile per eccellenza.

Ne esistono di diverse taglie: dal pico idroelettrico (per una potenza inferiore a 5kW, ideale per una utenza domestica troppo lontana dalla rete di distribuzione) al mini idroelettrico (con una potenza inferiore a 100 kW, potrebbe essere usata per alimentare le utenze di una comunità energetica) per arrivare poi alle taglie forti, come quella della Diga delle 3 Gole in Cina, in cui le turbine più potenti possono generare 700 MW ciascuna.

E non sempre la centrale idroelettrica si trova all’interno di una diga: nella maggior parte dei casi la centrale è esterna, a valle della diga, e spesso anche a distanze considerevoli.

A proposito di dighe: per sapere quali sono quelle sarde puoi consultare la Mappa delle grandi dighe della Sardegna.

Le Centrali Idroelettriche in Sardegna

Il territorio regionale è suddiviso in 7 zone idrografiche chiamate “Sistemi”:

  • Sistema I (Sulcis, 1.646 km2)
  • Sistema II (Tirso, 5.372 km2)
  • Sistema III (Nord-Occidentale, 5.402 km2)
  • Sistema IV (Liscia, 2.253 km2)
  • Sistema V (Posada-Cedrino, 2.423 km2)
  • Sistema VI (Sud-Orientale, 1.035 km2)
  • Sistema VII (Flumendosa-Campidano-Cixerri, 5.960 km2)

A loro volta, i Sistemi Idrici sono divisi in Schemi Idraulici, 19 in tutto, ma solo in alcuni di questi sono presenti le centrali di cui vogliamo parlare: il Sistema I (Sulcis) e Sistema IV (Liscia) ad esempio ne sono sprovviste (al momento).

Per semplicità useremo il sistema delle province al posto dei sistemi idrici, per rendere le zone più riconoscibili.

In Sardegna ci sono 20 centrali idroelettriche, distribuite principalmente nelle zone montuose della provincia di Nuoro:

Centrali idroelettriche in Sardegna
  • 3 centrali idroelettriche in provincia di Sassari
    • Casteldoria
    • Coghinas (chiamata anche Muzzone)
    • Ozieri
  • 9 centrali idroelettriche in provincia di Nuoro
    • Posada (Torpè) (non in esercizio)
    • Pedra ‘e Othoni
    • Cucchinadorza
    • Taloro
    • Badu Ozzana
    • Tumuele
    • Alto Flumendosa I Salto
    • Alto Flumendosa II Salto
    • Alto Flumendosa III Salto
  • 2 centrali idroelettriche in provincia di Oristano
    • Cantoniera (Tirso 1)
    • Nuraghe Pranu Antoni (Tirso 2)
  • 2 centrali idroelettriche in provincia del Sud Sardegna
    • Uvini
    • Santu Miali
  • 4 centrali idroelettriche in provincia della Città Metropolitana di Cagliari
    • Settimo
    • San Lorenzo
    • Simbirizzi
    • Sarroch

Una di esse, la centrale idroelettrica di Torpè (NU), è stata fermata a causa dei danni subiti in seguito all’uragano “Cleopatra” del Novembre 2013 e non è mai stata rimessa in funzione.

Diverse nuove centrali sono invece in fase di progetto o già in costruzione.

Il sistema idrico sardo comprende anche centrali idroelettriche che utilizzano salti residui, cioè non utilizzati per la generazione del carico piezometrico necessario per l’alimentazione delle utenze a valle.

Alcune centrali, sulla base delle concessioni in essere, turbinano risorse idriche con scarico diretto in mare, e pertanto tali risorse non risultano più disponibili per gli altri usi.

Nei prossimi post espanderemo l’argomento provincia per provincia, creando una carta d’identità delle centrali idroelettriche che conterrà mappe, lo schema idraulico di appartenenza e alcuni dati tecnici, oltre alle indicazioni su come raggiungerla e cosa si trova nei dintorni.

A questo link puoi già trovare il file .kml per visualizzare le informazioni sulle centrali idroelettriche in Sardegna con Google Earth.

File Size 4.00 KB
Downloads 9

Ora qualche piccola curiosità.

Qual è la centrale idroelettrica più vecchia in Sardegna?

La centrale idroelettrica più vecchia in Sardegna, tuttora in attività, è quella sul lago Coghinas (provincia di Sassari). Attiva dal 20 dicembre 1926, è chiamata “Centrale Idroelettrica Coghinas” oppure “Centrale Idroelettrica Muzzone” e, situata in pozzo proprio al piede della diga, sfrutta un salto utile di 101.5 m.

Le sue vecchie turbine ad asse orizzontale sono state sostituite solo nel 1991, dopo 65 anni di onorato servizio, con una unica turbina Francis ad asse verticale capace di produrre 22 MW.

Un esempio di come la semplice tecnologia alla base del suo funzionamento non sia cambiata poi tanto nel corso del tempo.

Qual è la centrale idroelettrica più potente in Sardegna?

Secondo il portale atlaimpianti del GSE, la singola centrale idroelettrica più potente in Sardegna è quella di Santu Miali. Si trova nel territorio del comune di Furtei (provincia del Sud Sardegna) e ha una potenza installata di 32 MW. Da sola sarebbe in grado di alimentare circa 10.000 abitazioni, cioè un comune come Macomer o Terralba, senza battere ciglio.

Hai qualche curiosità, un racconto o una foto delle centrali idroelettriche in Sardegna che vuoi condividere?

Vuoi fare una domanda?

Approfitta di questo articolo! Nei prossimi troverai una descrizione dettagliata di ogni centrale idroelettrica ancora operativa in Sardegna, quindi… rimaniamo in contatto!

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email

Altro dal nostro blog

Lascia un commento