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Fonti di energia rinnovabile in Sardegna: quali sono?

La prima cosa che viene in mente quando si pensa all’energia rinnovabile è la turbina eolica. Ad ognuno di noi è capitato di vederla, almeno una volta, durante un viaggio in auto. Sono parte del panorama delle campagne, e per chi è abituato a vederle diventano veri e propri punti di riferimento.

Come abbiamo già detto, le turbine eoliche riescono a farsi notare: a volte diventano veri e propri punti di riferimento nelle campagne sarde. Effettivamente sono appariscenti: con una altezza che può variare da 50 a 150 metri, non si può non vederle dalla lunga distanza.

Nelle giornate di maestrale è un piacere vederle in azione e pensare che stiano lavorando per un mondo più pulito e libero dalla dipendenza dalle fonti fossili.
Ad alcuni verranno in mente i pannelli fotovoltaici, anche quelli ben posizionati nella memoria di tutti. Basta affacciarsi ad una finestra per poterli osservare sui tetti delle case.

L’ecosistema delle rinnovabili è composto da tante realtà diverse, ognuna con le proprie caratteristiche distintive e in questo primo capitolo dedicato alle fonti di energia rinnovabile sarda vedremo di spiegare quali sono.

Le fonti di energia rinnovabile sono definite nel decreto legislativo 28/11, in attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo.

In particolare, le fonti rinnovabili sono:

  • energia eolica
  • solare (termica e fotovoltaica)
  • aerotermica
  • geotermica
  • idrotermica e oceanica
  • idraulica
  • biomassa
  • gas di discarica
  • gas residuati dai processi di depurazione
  • biogas

Le fonti rinnovabili in Sardegna

Secondo il Bollettino sull’energia da fonti rinnovabili – I semestre 2019 del GSE, gli impianti qualificati IAFR e in esercizio al 30/06/2019 in Sardegna sono:

  • Eolica onshore (diverso da eolica offshore)
  • Idraulica ad acqua fluente (diverso da idraulica a bacino/serbatoio)
  • Biomasse solide
  • Biogas
  • Gas di discarica
  • Bioliquidi

Il mix di composizione dell’energia verde sarda è molto variegato, come si può notare, anche se il margine di miglioramento rispetto ad altre regioni italiane è molto ampio.

Nel Bollettino manca la sezione che riguarda il solare fotovoltaico, ma come figura nel Rapporto Statistico FER 2018 in Sardegna sono presenti ben 36071 impianti attivi che rappresentano il circa il 4,4% del totale in Italia.

Vediamo ora di entrare più nel dettaglio, e partiamo proprio dal fotovoltaico in Sardegna.

Cos’è il solare fotovoltaico?

I pannelli fotovoltaici sono i sistemi utilizzati per generare energia elettrica sfruttando una parte della radiazione luminosa che riceviamo dal Sole.

Alla base del loro funzionamento ci sono le cosiddette celle fotovoltaiche in cui avviene la magia: la luce viene assorbita e trasformata in differenza di potenziale.

Contrariamente alle turbine eoliche, che per funzionare hanno bisogno di parti in movimento, i pannelli fotovoltaici hanno la necessità di rimanere ben saldi in una posizione precisa che varia in base alla latitudine: più si va verso Nord, minore sarà la resa.

L’inclinazione dei pannelli è fondamentale: in Sardegna la media varia tra i 32 e i 34 gradi rispetto all’orizzontale: proprio per questo motivo hanno bisogno di una struttura in grado di garantire che la posizione sia assoluta.

Vuoi sapere dove si trovano gli impianti fotovoltaici più grandi? Non perdere il prossimo capitolo della nostra serie sulle energie rinnovabili in Sardegna!

Cos’è l’eolico onshore?

L’eolico onshore è quello che si sviluppa su terraferma, quello a cui siamo già abituati.
La sua controparte è l’eolico offshore, ovvero installato a largo delle coste e per le quali è necessario costruire speciali piattaforme e dispositivi di ancoraggio.

Le caratteristiche dell’eolico onshore sono queste:

  • meno costoso dell’offshore
  • più vantaggioso per le economie locali
  • trasporto e montaggio producono meno emissioni
  • entra subito in funzione
  • la vicinanza tra produttore e consumatore riduce le perdite di carico

Sai dov’è il parco eolico sardo che genera più energia? Per scoprirlo non perdere il prossimo appuntamento con le energie rinnovabili sarde a cura di Enermed!

Idraulica ad acqua fluente

Quando cerchiamo su internet le parole idraulica ad acqua fluente, uno dei primi risultati che appaiono è sicuramente quello di una centrale idroelettrica.

In queste centrali l’acqua viene fatta fluire in un canale di derivazione e inviata alle turbine che, in coppia con gli alternatori, generano energia elettrica.

Esistono anche le:

  • centrali a bacino (quelle delle grandi dighe, per intenderci), in cui l’acqua viene fatta arrivare alle turbine attraverso condotte forzate e poi espulsa a valle;
  • centrali con impianti di accumulazione, in cui il fluido viene fatto scorrere da un bacino situato ad una certa altezza verso un bacino più in basso.

Le centrali con impianti di accumulazione solitamente entrano in funzione per sopperire alla grande richiesta di energia che si può verificare durante il giorno mentre la notte, quando il costo dell’energia è inferiore, si attiva a ciclo inverso per riempire nuovamente la riserva prelevando l’acqua dal bacino inferiore per ripristinare quello superiore.

Nel nostro prossimo post potrai scoprire dov’è la centrale idroelettrica ad acqua fluente più grande della Sardegna. Potrebbe essere più vicina di quanto pensi!

Biomasse solide

Andiamo con ordine. Cosa sono le biomasse?
Per biomassa si intende un insieme di organismi animali o vegetali che popolano un certo ambiente, in terra o in mare.

Di questo insieme noi sfruttiamo chiaramente solo gli scarti di lavorazione, come:

  • sansa di oliva
  • gusci
  • vinacce
  • torsoli, bucce e noccioli
  • Legna, cippato e pallet

Attraverso un metodo diretto (combustione) oppure indiretto (con la pirolisi o con la gassificazione) si produce l’energia che viene poi (in parte o completamente) immessa nella rete elettrica.

Biogas

Sono una miscela di gas ottenuti con la fermentazione, in assenza di ossigeno, di scarti organici derivati dalle lavorazioni delle industrie agricole, alimentari e zootecniche.Sono in corso inoltre alcuni studi che mirano alla produzione di biogas da alghe.

Con la decomposizione di questi scarti si ottengono anche idrogeno e metano, che vengono utilizzati come carburante dai motori dei gruppi elettrogeni che producono energia.

Se non fossero utilizzati così, questi gas finirebbero nell’atmosfera contribuendo ad accelerare l’effetto serra: il metano infatti è uno dei gas-serra più potenti ed è chiaramente un vantaggio che i residui della sua combustione siano anidride carbonica e acqua.

Gas di discarica

Vengono ottenuti dalla decomposizione dei rifiuti urbani.
Anche loro rientrano nella categoria dei biogas, ma vengono ottenuti dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti urbani.

Hanno una considerevole resa in quanto la miscela di rifiuti da cui si forma è variegata e la produzione è continua e costante e non c’è nessuna ulteriore lavorazione da effettuare.

I gas vengono aspirati dalla discarica e compressi per essere utilizzati nei motori dei gruppi elettrogeni.
Un modo per dare nuova vita agli scarti di tutti i giorni.

Bioliquidi

I bioliquidi sono combustibili liquidi ottenuti da biomassa e possono essere utilizzati solo per la produzione di energia elettrica, riscaldamento e raffreddamento. I combustibili liquidi utilizzati nei trasporti prendono invece il nome di biocarburanti.

Nella categoria dei bioliquidi sono compresi:

  • gli oli vegetali puri (OVP) come quelli derivati da colza, soia, girasole o di palma
  • i sottoprodotti di origine animale (SOA) che da prodotto di scarto diventano una grande risorsa.

È interessante notare come le Direttive 2009/28/CE e 2009/30/CE introducano il principio di sostenibilità dei bioliquidi come condizione necessaria definendone i parametri affinché possano accedere agli incentivi ed essere ammessi nei conteggi per il raggiungimento delle quote per la produzione di energia previste dalle direttive stesse.

Sono sostenibili se:

  • Si garantisce una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra lungo tutto il ciclo di vita del bioliquido (dalla coltivazione del seme alla produzione di energia).
  • Non è ottenuta da materie prime provenienti da terreni che presentano un elevato valore in termini di biodiversità o un elevato stock di carbonio.

Ma cosa si intende per “terreni che presentano un elevato stock di carbonio”?

Sono terreni che nel gennaio 2008 si trovavano in:

  • zone umide
  • zone boschive continue
  • torbiere
  • terreni con un’estensione superiore ad un ettaro caratterizzati dalla presenza di alberi di altezza superiore a cinque metri e da una copertura della volta compresa tra il 10 % e il 30 %.

Questi parametri sono stati fissati per evitare che l’accesso agli incentivi fosse una scusa per il disboscamento incontrollato.