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Fonti di energia rinnovabile in Sardegna: dove si trovano?

Nel capitolo precedente di questo nostro viaggio nelle fonti di energia rinnovabile in Sardegna abbiamo scoperto che non esistono solamente quelle a cui siamo abituati a pensare.

La Sardegna occupa una posizione di spicco nella produzione di energia verde in Italia.

Secondo i dati di Terna sono presenti sul nostro territorio ben 38.000 impianti fotovoltaici nel 2019 per una potenza massima erogabile di 907 MW.

Per quanto riguarda l’eolico, con 595 impianti attivi nel 2019 avevamo una potenza massima di 1.105,34 MW mentre con appena 18 centrali idroelettriche abbiamo raggiunto una potenza di 565,62 MW.

Un dato straordinario questo: abbiamo lo stesso numero di centrali idroelettriche della Basilicata ma produciamo circa 3,5 volte più energia. E la differenza si nota ancora di più analizzando la produzione della Toscana che, con 214 centrali idroelettriche raggiunge al massimo 423,54 MW.

Se vuoi sapere dove si trovano le fonti di energia verde in Sardegna non perdiamo altro tempo: potresti vivere vicino ad un grande impianto di produzione di energia rinnovabile senza saperlo!

Quello più grande si trova a Sassari, con una capacità di picco di 31 MW può produrre fino a 51 GWh all’anno. Nel nostro piccolo potremo evitare di immettere nell’atmosfera 26 mila tonnellate di CO2 grazie a questo impianto.

Nel comune di Bolotana (NU), e più precisamente nell’agglomerato industriale di Ottana, si trova il secondo impianto fotovoltaico più grande della Sardegna con i suoi 13,47 MW .

In provincia di Oristano, a Narbolia, e con una potenza nominale di 9,3 MW si trova il terzo impianto fotovoltaico della nostra lista.

Per il Sud Sardegna troviamo invece l’impianto di Villaperuccio con 6 MW e nella provincia di Cagliari quello di Uta con 5,8 MW.

Eolico onshore in Sardegna

Nella splendida cornice delle campagne di Buddusò (SS) si trova l’impianto eolico-onshore più grande della Sardegna. Con 138 MW di potenza installata è sicuramente al primo posto del podio producendo poco più del 19% dell’eolico sardo.

Il parco eolico del Monte Grighine, di cui fanno parte i comuni di Villaurbana, Mogorella e Siamanna (OR) è il secondo più grande con i suoi 98,9 MW e rappresenta da solo quasi il 14% del totale.

Ogni turbina eroga una potenza nominale di 2300 kW (2,3 MW). Questo dato, da solo non dice nulla, ma se lo paragoniamo alla potenza fornita in una casa, 3kW, assume un nuovo significato.

Ognuna di queste turbine è teoricamente capace di alimentare, da sola, più di 750 case. DA SOLA.

Le torri sulle quali sono installate svettano ad una altezza di 70 metri, un panorama per chi non soffre certo di vertigini.

A Ulassai, nel nuorese, spetta sicuramente il terzo posto con 96 MW contribuendo al 13,5% su un totale di circa 711,2 MW.

Impianti idroelettrici in Sardegna

Le potenzialità idroelettriche della Sardegna sono molto modeste per la sua particolare situazione idrologica, ma oggi risultano ancora minori a causa delle scarse precipitazioni, essendo infatti le necessità di produzione idroelettrica subordinate alle necessità imposte dagli altri usi prioritari dell’acqua.

Per quanto riguarda le centrali idroelettriche ad acqua fluente in Sardegna, nella tabella del GSE troviamo Dorgali e la sua diga sul fiume Cedrino in località Pedra ‘e Othoni.

La potenza installata è 3,8 MW e la sua portata è di 9 metri cubi al secondo.

Il salto che compie l’acqua per azionare le turbine Francis ad asse verticale è di 43 metri. Come un palazzo di 14 piani. Da sola è in grado di produrre 12,7 GWh.

 

Sul fiume Taloro, e più precisamente in territorio del comune di Ovodda (NU) è stata costruita una centrale con impianto di accumulazione a tre sbarramenti che ha portato alla creazione dei laghi artificiali di Gusana e Cucchinadorza.

L’energia accumulabile, dati i dislivelli e i volumi utili è di circa 10 GWh, cioè un terzo del consumo giornaliero di energia elettrica sardo.

Il lago superiore di Gusana si trova ad una altezza di 642,50 m s.l.m. mentre il serbatoio inferiore di Cucchinadorza si trova ad una quota di massima regolazione di 348 m s.l.m.

Come già spiegato nel precedente post sull’energia rinnovabile in Sardegna, questo tipo di centrali è possibile azionarle a ciclo inverso pompando il fluido dal serbatoio inferiore a quello superiore.

Questo avviene solitamente la notte o nelle giornate festive (quando il costo dell’energia elettrica è minore) oppure in caso di esubero di energia in rete.

Centrali Termoelettriche (Biomasse solide, Bioliquidi e Biogas)

Nel Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna – Primo rapporto di Monitoraggio (PEARS 2015-2030) in Sardegna al 2016 c’erano 38 impianti alimentati a bioenergie per una potenza complessiva pari a circa 90.8 MW (potenza media per impianto pari a circa 2.4 MW contro una media nazionale pari a 1.5 MW).

L’energia totale prodotta attraverso l’impiego di bioenergie risulta pari a circa 566.5 GWh di cui poco meno di metà è riconducibile agli impianti che fanno uso di bioliquidi.

Nella tabella relativa alle centrali che sfruttano le bioenergie del portale Atlaimpianti del GSE sono incluse anche le centrali di Portoscuso (SU), attualmente non in funzione e Fiume Santo (SS), che utilizza la biomassa in co-combustione con fonti fossili.

Sono impianti molto potenti, 585 MW e 327 MW rispettivamente, ma in questo elenco vogliamo concentrarci su impianti che producono solo bioenergia.

Partendo da questa premessa analizziamo nel dettaglio le fonti.

Biomasse Liquide

Abbiamo 2 centrali a biomasse liquide per una potenza nominale complessiva di poco più di 37 MW e rappresentano quasi il 41% del totale della produzione di bioenergia in Sardegna.

La più grande di queste centrali si trova a Ottana (NU), è alimentata ad Olio Combustibile Denso a Basso Tenore di Zolfo (OCD-BTZ) e da sola ha una potenza installata di 36,5 MW.

Biogas

Il maggior numero centrali per la produzione di bioenergia in Sardegna è rappresentato da centrali a biogas caratterizzate da una potenza media inferiore a 1 MW: sono 25 in tutto per una potenza nominale complessiva di poco più di 21 MW e rappresentano il 23,6% del totale delle bioenergie.

Il più grande di questi impianti si trova a Villacidro, con una potenza nominale di 2,7 MW ed alimentato per la maggior parte da biogas da discarica e da frazione organica del rifiuto solido urbano (FORSU).

La centrale di Serdiana invece ha una potenza di circa 1,9 MW e utilizza un mix di siero di latte (circa il 20% della produzione regionale), scarti di macellazione (circa il 10% della produzione regionale) e scarti alimentari per produrre il biogas.

Biomasse solide

Sono 6 gli impianti a biomasse solide della Sardegna, per una potenza totale di poco più di 16 MW e rappresentano poco meno del 18% del totale delle bioenergie in Sardegna.

La più rappresentativa è la centrale di Serramanna, che da sola ha una potenza massima erogabile di poco più di 13 MW.

Per l’approvvigionamento utilizza scarti di varia natura proveniente sia dal bacino del mediterraneo sia da paesi della fascia tropicale come le vinacce, lo stocco di carciofo, le potature da olivicoltura, la sansa denocciolata e con nocciolino, gusci e bucce di Palma Africana e di mandorla.