Comunità energetiche: prospettive per il futuro

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Comunità energetiche prospettive per il futuro
Comunità energetiche prospettive per il futuro

In un nostro precedente articolo abbiamo parlato del nuovo decreto sulle comunità energetiche e dei progetti già avviati e attivi in territorio italiano.

La sperimentazione delle comunità energetiche in Italia è iniziata con il recepimento parziale della Direttiva RED II attraverso il Decreto Milleproroghe.

Questi passi avanti potrebbero portare ad una vera e propria rivoluzione economica, ambientale ed occupazionale del nostro paese.

Nel nuovo report di Elemens per Legambiente “Il contributo delle comunità energetiche alla decarbonizzazione in Italia” emerge che potrebbero rivelarsi un incentivo al processo di decarbonizzazione in Italia. 

Il documento sottolinea come nel nostro paese il totale recepimento delle Direttive Europee RED II e IEM permetterebbe l’ideazione di progetti con protagonisti cittadini, imprese, enti locali e associazioni. 

L’obiettivo italiano è di 17 GW di nuova capacità rinnovabile per il 2030 attivabile con lo sviluppo di comunità energetiche e autoconsumo collettivo

Un passo avanti verso un sistema energetico composto totalmente da produzione elettrica da rinnovabili, che riesca nei prossimi dieci anni a crescere di circa 22,8 TWh, adeguandosi così agli standard europei.

Comunità energetiche: tra vincoli ed opportunità

Il loro sviluppo porta con sé tantissime opportunità per la crescita del nostro Paese nei distretti industriali o artigianali e contesti rurali a bassa densità di popolazione, come le aree agricole o montane

Il pieno adempimento alla normativa europea e il diffondersi delle energy community porterebbero ad un grande investimento in capacità rinnovabile. 

Si stimano infatti 13,4 miliardi tra il 2021 e 2030 con piena attivazione del potenziale e comporterebbe diversi benefici:

    • ripercussioni positive sulle imprese italiane attive lungo la filiera delle rinnovabili
    • importanti vantaggi fiscali
    • vantaggi ambientali (- 47,1 milioni di tonnellate di CO2, per il 2030)
    • crescita occupazionale
    • ripresa del settore edilizio con progetti integrati di efficienza energetica

Per quanto riguarda il perimetro delle comunità e la taglia massima degli impianti ci sono ancora alcune limitazioni che intaccano così la piena potenzialità. 

Nasce l’urgenza di adempiere alla normativa europea entro giugno 2021, in modo trasparente e chiaro, per favorire il processo di condivisione e autoproduzione dell’energia nel nostro paese.

Le comunità energetiche rinnovabili

In Europa esistono già due modelli di comunità energetica:

    • la Comunità Energetica di Cittadini (CEC) introdotta dalla Direttiva Europea EMD 2019/944/UE [3];
    • la Comunità Energetica Rinnovabile (CER) introdotta dalla Direttiva Europea RED II 2018/2001/UE [2].

Questi due modelli hanno regime tariffario e benefici differenti per quanto riguarda la condivisione dell’energia e si differenziano anche sulla questione incentivi e sistema fiscale. In Italia abbiamo adottato, con la ricezione parziale della Direttiva Europea RED II, il modello CER che presenta determinate caratteristiche:

    • produzione, consumo, stoccaggio e vendita di energia rinnovabile, sia elettrica che termica;
    • i membri devono essere situati “in prossimità” dei progetti comunitari di energia rinnovabile;
    • esclusivamente cittadini, PMI, autorità locali effettivamente controllati da membri o azionisti locali;
    • strumento per abbattere le barriere e promuovere e favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili
    • può essere considerato un sottoinsieme delle CEC.

Comunità energetica come comunità di valori

Il concetto di comunità energetiche e autoconsumo collettivo, porta con sé un’idea nuova di valori condivisi. Il sistema a cui aspira non è più gerarchico, ma collettivo e distributivo.

I cittadini, diventano parte integrante e attiva del processo di decarbonizzazione del sistema energetico. 

Nasce la figura del prosumer, in cui il consumatore diventa produttore e gestore della propria energia pulita. 

Lo scopo principale è quello di creare un’entità giuridica che sia condivisa in maniera aperta e volontaria da chi ne fa parte (persone fisiche, PMI, autorità locali) creando notevoli benefici economici, ambientali e sociali

Si esce dalla logica di mercato e del profitto per crearne una nuova in cui costi e vantaggi vengono condivisi.

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