Comunità energetiche nei condomini: un esempio di autoconsumo collettivo

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Comunità energetiche nei condomini

Le comunità energetiche nei condomini rappresentano un esempio pratico di autoconsumo collettivo applicato ai singoli edifici.

In un nostro precedente articolo sulle comunità energetiche abbiamo discusso la possibilità di produrre e consumare energia elettrica nel proprio condominio, ad esempio con pannelli fotovoltaici posti sul tetto dell’edificio l’energia viene prodotta e subito distribuita tra gli inquilini o immessa in rete e venduta quando è prodotta in eccesso rispetto al consumo.

Con il decreto Milleproroghe sono state individuate due tipologie di configurazioni: una per l’autoconsumo collettivo che include condomini e centri commerciali e un’altra relativa alle Energy Communities (via di una grande città, quartiere di un paese).

L’insieme delle Direttive Europee ha previsto 4 modelli diversi di autoconsumo collettivo. Quello che riguarda i condomìni è disciplinato dall’art. 21della RED II, che si riferisce all’insieme dei consumatori ubicati nell’edificio in cui sono presenti uno o più impianti alimentati ad energia rinnovabile. Questa categoria è interessante in termini di potenzialità. Il sistema di autoconsumo si inserisce in un contesto in cui è già presente una comunità sociale e un amministratore di condominio utile a gestire i rapporti tra membri autoconsumatori e chi amministra l’impianto (ad esempio soggetti terzi come ESCO).

Beneficiari, proponenti e impianti dell’autoconsumo nel condominio

I beneficiari di questo modello possono essere tanti:

  • famiglie
  • uffici
  • negozi
  • bar e ristoranti
  • hotel

Tutti questi soggetti possono diventare membri dell’autoconsumatore collettivo a patto che l’impianto utilizzato si trovi sullo stesso edificio e sia alimentato da fonti rinnovabili con limite di 200 kW di potenza.

Incentivi per l’autoconsumo collettivo: il portale dell’autoconsumo del GSE

In Italia l’Art. 42 bis del decreto Milleproroghe e il parziale recepimento della Direttiva Europea RED II ha favorito l’autoconsumo collettivo.

Per valutare se sia più o meno vantaggioso progettare un proprio impianto rinnovabile è stato messo a disposizione il portale dell’autoconsumo del Gse

Attraverso la piattaforma è possibile effettuare una simulazione per calcolare la convenienza nel fare una scelta di questo tipo in base alla sua categoria di appartenenza (privati/condomini, imprese, Pa) e ad altre informazioni richieste.

Sul portale è presente una guida sull’autoconsumo in cui è possibile trovare informazioni e i benefici connessi a questo progetto energetico.

Un altro servizio offerto è la presenza di una cartina dell’Italia in cui si possono trovare i casi virtuosi di impianti fotovoltaici in relazione all’autoconsumo e integrazione nel territorio.

Prospettive future dell’autoconsumo collettivo

Già nei precedenti articoli abbiamo parlato di come il totale recepimento delle Direttive Europee avrebbe migliorato fortemente la situazione attuale. 

La Direttiva RED II che coinvolge più specificatamente il modello dell’autoconsumo collettivo nei condomìni, se totalmente recepita, permetterebbe un ampliamento dei limiti che riguardano il perimetro, i membri e la taglia degli impianti che possono accedere a queste configurazioni.

Lo studio invece del potenziale di diffusione di questo progetto si è basato sui dati ISTAT per gli edifici ad uso residenziale, tenendo conto dell’orientamento, della superficie disponibile e di eventuali vincoli. 

Quindi con un ingaggio del 20-30% il potenziale emerso è di 6-9 GW tra il 2021 e il 2030.

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