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Comunità energetiche: il nuovo decreto

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A distanza di pochi mesi dalla pubblicazione del nostro articolo sulle comunità energetiche, la produzione di energia da fonti rinnovabili è stata al centro di numerose discussioni in sede parlamentare. Se da un lato in Italia la maggior parte dell’energia elettrica consumata viene ancora prodotta da fonti non rinnovabili, ci stiamo muovendo a grandi passi verso un futuro più verde.

Il 15 settembre 2020, il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, ha firmato il decreto attuativo che contiene importanti novità per quanto riguarda gli incentivi su autoconsumo e comunità energetiche da fonti rinnovabili: si tratta di un insieme di disposizioni che definisce anche le tariffe e che potrebbe finalmente mettere in moto il cambiamento energetico ed ecologico del sistema elettrico italiano

Lo scopo è quello di favorire un beneficio ambientale, economico e sociale, dando la possibilità ai cittadini, alle PMI e agli enti locali di usufruire dell’energia che loro stessi producono.

Nel dicembre 2019, con il decreto Milleproroghe, è stata ideata la misura resa ora operativa da questo decreto. Anticipando l’attuazione di una direttiva europea è stato stabilito che:

  • L’autoconsumo collettivo è attivabile dalle famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio
  • Le comunità energetiche, che possono comprendere persone fisiche, PMI ed enti locali collocati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

Le tariffe e il Superbonus 110%

L’attuazione del recente decreto ha stabilito la durata di 20 anni dell’incentivo e promosso l’utilizzo dei sistemi di accumulo. Per quanto riguarda le tariffe per l’energia autoconsumata è previsto:

  • 100 €/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo
  • 110 €/MWh per le comunità energetiche rinnovabili

La gestione dell’incentivo è stata affidata al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ed è cumulabile con il Superbonus 110%, secondo i limiti previsti dalla legge.

L’obiettivo è quello di creare un sistema decentrato e funzionante con l’utilizzo di energia verde, inesauribile e che non abbia un impatto negativo sull’ambiente.

Verso il 2030

Questo passo avanti in Italia riflette le decisioni prese anche a livello europeo da lungo tempo. La decisione di incentivare le comunità energetiche nasce dalla riflessione sul cambiamento climatico e su cosa si può fare per contrastarlo. L’UE si è impegnata a ridurre le emissioni totali almeno del 20% (rispetto al 1990) entro il 2020 e del 40% entro il 2030

L’insieme delle azioni collettive rendono i cittadini partecipativi del sistema energetico, condividendone i benefici. L’Europa intera sta puntando sul fondamentale ruolo delle comunità energetiche per il raggiungimento degli obiettivi climatici prefissati.

Le comunità rinnovabili: lo scenario italiano

A giugno Legambiente ha stilato il rapporto Comunità Rinnovabili in cui sono stati presentati 32 progetti riguardanti ogni regione italiana. Tra questi,12 rappresentano delle vere cooperative storiche, da sempre promotrici di innovazione e verso nuovi obiettivi. Alcuni tra i vecchi e nuovi progetti comprendono addirittura interi comuni, come S.E.C.A.B. in provincia di Udine.

Altri 5 progetti riguardano gli attori territoriali, tra cui troviamo:

  • la Comunità energetica agricola del Veneto, composta da 514 aziende, che comprendono sia utenti possessori di impianti per produrre e scambiare energia verde, che consumatori dell’energia prodotta nel ciclo comunitario
  • il progetto GECO, che ha dato vita a una comunità alla periferia di Bologna, coinvolgendo una zona commerciale di 200.000 mq (con un parco agroalimentare), due centri commerciali, un’area industriale di oltre 1 milione di mq e infine 7500 abitanti (di cui 1400 abitano in alloggi sociali ACER)

I 9 progetti che invece riguardano l’autoconsumo collettivo comprendono condomini, come ad esempio il Condominio Donatello di Alessandria nel progetto Energy Wave diventato un caso studio e anche realtà di social housing. Sono infine 11, i progetti che coinvolgono le imprese autoproduttrici di energia rinnovabile. Queste realtà hanno scelto tecnologie pulite per produrre in totalità o in parte energia termica e/o elettrica di cui necessitano.

Questo tipo di esperienze ha promosso la partecipazione dal basso, una novità di questi modelli energetici. Tutti gli attori partecipanti possono diventare sia produttori che fruitori di questo sistema. Questo tipo di esperienza permette la valorizzazione del territorio e la creazione di posti di lavoro, facendo a meno delle fonti fossili dando spazio all’energia rinnovabile autoprodotta e condivisa.

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